Percorso del Ciolo

Litoranea sp 358, Località Ciolo (LE)

Tempo di camminoicona-distanza-percorso

E

icona-mappa-pdficona-kml
2 h 
2 km circa
Escursionistico
Mappa PDF
File KML
Tempo di camminoicona-distanza-percorso

E

2 h
2 km circa

Percorso circolare naturalistico

Località Canale del Ciolo – S M di Leuca (Le)

Livello di difficoltà poco difficile con saliscendi.

Percorso circolare naturalistico archeologico nel canale naturale del Ciolo all’interno del Parco Otranto Leuca. Si incontrano tutte le essenze vegetali rupicole tipiche di questo tratto di costa a strapiombo sul mare. Falchi e poiane sorvolano il sentiero roccioso avvolto da penetranti profumi.

Coordinate del Punto di inizio

Lat 39.844445
Lon 18.387281

Mappa Google

Descrizione

Il Luogo

Livello di difficoltà E poco difficile con saliscendi.

Il percorso inizia sugli scogli bagnati per ammirare il colpo d’occhio del Ciolo tra i blu del mare e del cielo. Gli imponenti costoni del canale uniti da un ponte sottile e più in là i tagli verticali della falesia coperti di euforbie colorate. Nell’estremità del Salento, vicino a Leuca, questa località attrae per l’imponente bellezza di un paesaggio rudemente sbozzato nella roccia, segnato dai colori mutevoli della macchia mediterranea e delle piante rupicole.

Muri a secco

E’ l’occasione per osservare da vicino le elaborate tecniche locali per costruire muri a secco, che da queste parti hanno anche la funzione di recuperare acqua dagli umidi venti marini. Tornati sul ponte si imbocca il sentiero a sud e si prosegue verso la falesia. Sembra di entrare in un orto botanico per l’incredibile biodiversità che scopriamo in questi pochi metri. Centinaia di piante diverse si contendono ogni centimetro con feroce determinazione, tuttavia riescono a convivere mescolandosi armonicamente.

Archeologia

Le alte pareti del Ciolo, intorno alla quota di circa 15 metri sull’attuale livello del mare, sono segnate dai resti di antiche spiagge tirreniane (120.000 anni) e da grotte che si insinuano nei banchi di roccia. Archeologi dell’Università del Salento hanno rilevato tracce di frequentazione umana fin dal paleolitico medio e strumenti in pietra dura attribuiti al Neanderthal (80.000 anni) e al Cromagnon (40.000 anni) in tutte le grotte del Ciolo.

grotta-delle-prazziche-03

Grotta delle Prazziche

Quella più studiata, Grotta delle Prazziche, è stata abitata anche in epoche più recenti, nel neolitico (10.000 anni) come testimoniano le ceramiche decorate a fasce rosse, le ossa incise e decorate e le lunghe lame in selce e ossidiana recuperate durante lo scavo stratigrafico e attualmente nel Museo Castromediano a Lecce e nel Museo L’Alca a Maglie. La Grotta invece ha cambiato funzione: pavimentata, illuminata a led e fornita di potenti altoparlanti è promossa a tavernetta annessa al locale notturno che troneggia al centro dell’insenatura del Ciolo.

neolitico-ceramica-a-fasce

Ceramica con decorazione a fasce – Neolitico

Seguendo il sentiero ci si inoltra un po’ nel canyon sotto una ripida parete incombente, poi si passa sull’altro versante risalendo il costone. Il sentiero forma piccoli tornanti limitati da muretti a secco e pajare, le tipiche costruzioni a tronco di cono. Risalendo il paesaggio si allarga e dona suggestive vedute di cielo e mare.

Flora e Fauna

Alcune di esse hanno modificato il proprio aspetto adattandosi ai microclimi del posto e tra queste troviamo subito il Fiordaliso di Leuca, dai brillanti capolini fuxia, e il garofano salentino dai lunghi steli ondeggianti.

fiordaliso-salentino

Fiordaliso salentino

Frequenti cespuglietti di campanula versicolor e steli di acanto spinoso si alternano a ciuffi di alisso e a grandi euforbie dendroidi.

campanula-versicolor

Campanula Versicolor

Vicino alla parete verticale dove l’ambiente si fa più ombroso, compaiono parietaria e capelvenere a bordare muschi e licheni e sui bordi delle piccole grotte il raro polipodio meridionale.

Le orchidee

Su questo versante più assolato la vegetazione erbacea è molto rigogliosa e ricca di varie specie. In tanti altri luoghi anni di diserbo e coltura intensiva hanno ridotto drasticamente gli spazi vitali per erbe e vegetazione spontanea, nuclei di biodiversità. Qui troviamo ancora prati incolti fioriti e tante specie spontanee molto rare, come le orchidee, di cui possiamo osservare nel corso dell’anno ogni fase di crescita, dalla rosetta basale all’ovario colmo di spore.

orchidea-morio-8435_51

Orchidea morio

Per favorire l’impollinazione le orchidee hanno imparato ad assumere forme, colori e odori idonei ad attrarre e ingannare determinati insetti volanti, che le scambiano per femmine della loro specie.

ofride-fior-di-vespa-986_999

Ofride Fior di vespa

Le orchidee percorrono una strada in bilico tra vegetale e animale, sempre disposte a nuove sperimentazioni. Gli insetti pronubi che trasportano il polline favoriscono ibridazioni multiple tra specie affini. Il risultato è un trionfo di forme, colori e profumi di incredibile varietà e bellezza, che forse attrae più noi degli stessi insetti ai quali è indirizzato.

orchidea-lattea-9875_9884

Il sentiero scende verso la strada asfaltata e il ponte; in quest’ultimo tratto prevalgono grandi arbusti di euforbia dendroide, che cambiano colore e aspetto varie volte nell’anno, lentisco e mirto coperto di fiori bianchi in primavera e denso di bacche nere in inverno.

Virtual Tour

0 Comments

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi