Percorso Volito

Via Volito II, Patù (LE)

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T

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2 h 30 m
3,4 km
Turistico
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T

2 h 30 m 
3,4 km circa

Percorso naturalistico

Via Volito II – Patù (Le)

Livello di difficoltà turistico.

Percorso naturalistico a piedi o in bici tra notevoli esempi di architettura rurale fino a località Ciardo sullo Ionio. 

Coordinate del Punto di inizio

Lat 39.83333
Lon 18.3316

Mappa Google

Descrizione

La collina di Vereto

Livello di difficoltà T turistico.
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Baie di Felloniche e Ciardo

Il percorso inizia dalla provinciale Patù-San Gregorio sulla collina di Vereto, prosegue su una rurale asfaltata verso il Canale Vulito, termina nella baia di Felloniche, ampia spiaggia di sabbia e scoglio basso.

I muri di cinta del paesaggio circostante mostrano elementi architettonici corrosi dal tempo. Nei terreni adiacenti sono evidenti frammenti di ogni tipologia ceramica, segno che attraversiamo un antico abitato, la città messapica Vereto, protetta da mura imponenti nel IV secolo a. C. e distrutta dai saraceni nel IX d.C.

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Serie alfabetica – Vereto

Restano parti di cinta muraria, alcune strutture difensive, numerose sepolture con interessanti corredi funebri e reperti di grande valore culturale, come la colonnetta con iscrizioni messapiche, alfabetario e incisioni di navi attualmente esposta nel Museo Provinciale Castromediano.

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Completto di architettura rurale

La collina di Vereto fu occupata dall’età più antica fino a epoca medievale. La ceramica di impasto e i resti di capanne di tipo specifico ritrovati, attestano la frequentazione a partire dalla prima età del Ferro (IX sec. a.C.). La fase arcaica, fino al V sec. a.C., è documentata da frammenti di ceramica dipinta di produzione locale, da alcune iscrizioni in lingua messapica e serie alfabetiche incise su cippi in calcare. Tra IV e III secolo a.C. si realizzò intorno all’abitato una cinta muraria che includeva orti e pascoli.

Paesaggio: il canale di Volito

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Canale Volito

Nell’area del Pozzo di Vulito, famoso per la bontà dell’acqua, un gruppo di piccole case rurali e ricoveri per animali ricordano le frenetiche attività agricole del passato e le feste estive, che raccoglievano intorno al pozzo tutta la gente dei dintorni.

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Nelle zone più ombrose la timida capelvenere è circondata dall’insistente parietaria e dall’acanto spinoso sempre accigliato.

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Muri a secco

 

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Lichene

Più avanti si forma un ruscelletto che ospita alcune piante acquatiche. Ogni pietra o roccia è ricoperta da strati di licheni colorati, a conferma della salubrità dell’aria; sui muri intrecciano inestricabili grovigli rose di San Giovanni e rovi di vario genere, consolidati da cespugli di quercia spinosa. Su rocce inaccessibili e in cima ai muri la profumata vitalba allunga i suoi tralci fioriti di bianco. la macchia mediterranea è sostituita da orti e uliveti disposti su ampi terrazzamenti che si spingono fino al mare.

 

Verdure spontanee

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Zangùne

Intorno a noi campi coltivati e incolti abbondano di verdure selvatiche commestibili. Raccolta e utilizzo si sono affinati nel tempo, provenendo dalle antiche culture che hanno animato il territorio. Erbe spontanee un po’ amare, molto profumate e stuzzicanti, con proprietà depurative e diuretiche: zanguni, finocchio, carota selvatica, cicoriella.

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Cicoria selvatica

 

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Finoccio selvatico

Le minestre di verdure selvatiche (misticanze) integrate con legumi e cereali, sono state per millenni cibo quotidiano nel Salento.

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Borragine

Le donne che lavoravano i campi a fine giornata si dedicavano alla raccolta, anche per aver qualcosa da scambiare con altri prodotti. Erano loro a diffondere conoscenze e ricette che contribuivano a diffondere l’interesse fuori dalla cerchia contadina. Queste conoscenze legate alla tradizione rischiano ora di disperdersi con essa.

Flora

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Rosetta basale

In tanti altri luoghi anni di diserbo e colture intensive hanno ridotto drasticamente gli spazi vitali per erbe e vegetazione spontanea, nuclei di biodiversità. Nei dintorni del Canale Vulito troviamo ancora prati fioriti e tante specie molto rare, come le orchidee, di cui possiamo osservare la crescita nel corso dell’anno, dalla rosetta basale all’ovario colmo di spore.

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Ovario

 

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Per favorire l’impollinazione le orchidee hanno imparato ad assumere forme, colori e odori idonei ad attrarre e ingannare determinati insetti volanti, che le scambiano per femmine della loro specie. Le orchidee, nella loro evoluzione, hanno scelto una strada in bilico tra regno vegetale e animale, sempre disposte a nuove sperimentazioni. Gli insetti pronubi che trasportano il polline favoriscono ibridazioni multiple tra specie affini.

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